Servizio di Angiologia
e Ambulatorio per la diagnosi
e cura delle ulcere vascolari
degli arti inferiori
ASL 10 Firenze -


  Servizio di Angiologia
e Ambulatorio per la diagnosi
e cura delle ulcere vascolari
degli arti inferiori
ASL 10 Firenze -  

cell. 338-2518571

Ambulatorio I.O.T. (Istituto Ortopedico Toscano) - Firenze 055-6577269 (viale Michelangelo, 41)

 

ANALISI DEI PROBLEMI E DEI COSTI NELLA GESTIONE DELLE ULCERE VENOSE DEGLI ARTI INFERIORI

INTRODUZIONE

Quando si parla di ulcere degli arti inferiori si ha la sensazione di affrontare un problema ineluttabile che si cerca, in un certo senso, di scaricare sulla famiglia del Paziente e su quei pochi servizi addetti alla loro cura. Sembra anche di parlare di una cenerentola delle patologie che trova sempre poco spazio sia nei piani delle Aziende sia nei programmi di aggiornamento del personale medico ed infermieristico. Eppure questa patologia colpisce circa 1-3% della popolazione e, come vedremo, incide sulla spesa sanitaria e sociale in modo pesante[1]. E’ una patologia soprattutto dell’anziano e ancora oggi porta troppo spesso all’amputazione di arti e costituisce una situazione di estremo disagio per la qualità di vita del Paziente e della sua famiglia.
La cura delle ulcere degli arti inferiori costituisce, inoltre, un grosso problema per il servizio infermieristico territoriale. Tale attività occupa fino al 60% del tempo degli infermieri[1,2] con un peso economico rilevante e con un deciso spostamento di risorse infermieristiche, a scapito di altri problemi domiciliari. Nell’analisi dei costi, oltre alle spese più evidenti legate al materiale per medicazione, ai tempi di trasporto ed al personale medico ed infermieristico, andrebbero considerate sia le spese sostenute direttamente dai Pazienti (sanità privata, cure coadiuvanti, elastocompressione, perdite di giornate lavorative, ecc.) sia quelle indirette a carico del S.S.N. (ricoveri, interventi chirurgici, complicanze infettive, ecc.); il problema quindi, assume dimensioni ancor più preoccupanti non solo dal punto di vista economico ma anche sociale.
Studi anglosassoni[3] sui costi annui per il materiale da medicazione per la cura delle ulcere degli arti inferiori, ci indicano una spesa che si aggira nel Regno Unito tra i 367 ed i 733 milioni di sterline annue, circa il 2-3% del budget sanitario nazionale di poco inferiore alla spesa per malattie tabacco-correlate, mentre in Svezia[4] si spendono più di 120 milioni di sterline annue corrispondenti a circa l’1% del budget sanitario nazionale. Mancano in Italia studi analoghi, ma si può ipotizzare una spesa intermedia. Il costo per l’assistenza distrettuale di un Paziente con ulcera dell’arto non complicata si aggirerebbe sui 3 milioni annui pari a quella per l’assistenza di un Paziente diabetico di tipo I non complicato e superiore a quella per un Paziente con Diabete di tipo II sulla base di dati forniti dagli studi prospettici DCCT e UKPDS. Nell’analisi di questi costi si è tenuto conto del tipo di ulcera, del tempo di guarigione, del tipo di medicazione, del costo per l’infermiere, ma non delle reazioni avverse, degli effetti a lunga scadenza e delle eventuali spese ospedaliere[5].
Le variabili che più facilmente vengono analizzate in queste analisi sono: il tempo per il cambio della medicazione, la frequenza dei cambi, il costo dei trasporti, i tempi di guarigione e quanto su questi possa incidere una specifica preparazione del personale infermieristico. La frequenza dei cambi delle medicazioni è una variabile molto importante come si evince dalla formula proposta per la simulazione del peso economico per ciascuna scelta terapeutica:
TCw=(MxLxT) x c [(costo totale settimanale=costo per medicazione+costo per il tempo della medicazione+costo per i trasporti) x frequenza settimanale dei cambi delle delle medicazioni[6].
Il 70% del personale infermieristico cambia la medicazione più di una volta alla settimana e precisamente il 7% cambia la medicazione quotidianamente, il 28% tre volte alla settimana, il 35% due volte, il 27% una volta ed il 3% meno di una volta alla settimana[7].
Altri studi internazionali[8,9] dimostrano la superiorità dei trattamenti eseguiti dal personale specificatamente addestrato in termini di maggior percentuale di guarigioni. Il costo iniziale, leggermente superiore, legato all’uso di bendaggi specifici e di medicazioni avanzate, viene progressivamente compensato dalla minor frequenza delle medicazioni, dalla guarigione più rapida e dalla riduzione dell’ospedalizzazione.
Davanti a questi dati è naturale quindi chiedersi perché non si proceda con sollecitudine sia all’aggiornamento del personale, investimento a basso costo, sia all’acquisto di materiale per medicazioni avanzate ed a fornire i bendaggi adeguati che permettano medicazioni più diradate nel tempo ed una guarigione più rapida; e, soprattutto per questi ultimi, non si capisce come non vengano forniti dalle Regioni ai Pazienti, considerandone l’alta efficacia ed il basso costo.

ANALISI DEI PROBLEMI E POSSIBILI SOLUZIONI
Il problema che per primo salta agli occhi è la scarsa importanza data all’aggiornamento del personale medico ed infermieristico in questo campo. Non si vede perché si debba rinunciare ad un investimento di questo tipo, a basso costo, che va a potenziare la preparazione del personale infermieristico sia con corsi di base, sia con aggiornamenti avanzati e costanti sui protocolli di cura, sui prodotti a disposizione e sull’elastocompressione. Ciò permetterebbe un più rapido e corretto intervento da parte di questo personale anche in attesa della consulenza specialistica. Ad esempio, con la misurazione dell’indice pressorio caviglia-braccio (Indice di Winsor), con un semplice mini-doppler, si potrebbe decidere immediatamente la scelta del bendaggio più indicato, procedimento indispensabile in molte ulcere degli arti inferiori (ulcere venose, miste, linfatiche).
Un altro problema è costituito dalla scarsa disponibilità in molte Aziende di presidi avanzati per medicazioni e di prodotti per l’elastocompressione e, talvolta, dalla scarsa razionalità nella loro scelta. Si nota spesso un distacco da parte dei servizi farmaceutici nei confronti di quelli clinici. E’ rara l’evidenza di una costante collaborazione nella scelta dei materiali tra le farmacie delle Aziende e i servizi dedicati alla cura delle ulcere sia sul territorio sia in ospedale. L’irrazionalità di questa situazione risulta evidente se si pensa che sono proprio gli specialisti di questi servizi ad essere chiamati per le consulenze ai Pazienti curati sul territorio e sono sempre loro che spesso prescrivono prodotti che l’Azienda non fornisce o che il Paziente non riesce a reperire nelle farmacie. Si dovrebbe quindi creare un gruppo multidisciplinare che periodicamente controlli l’evoluzione dei prodotti del settore, valuti gli studi più recenti ed introduca, d’accordo con gli operatori, i presidi più utili. Il materiale scelto dovrebbe poi essere messo a disposizione sia del personale ospedaliero sia di quello territoriale i quali dovrebbero agire secondo protocolli comuni.
Sempre nell’ottica di una razionalizzazione dei tempi dedicati alle medicazioni, non bisogna dimenticare la sede in cui viene praticata la medicazione. Probabilmente riuscire con trasporti ben organizzati, a concentrare più Pazienti in ambulatori distrettuali, sarebbe utile per il contenimento dei costi (il tempo medio del trasporto per un infermiere e’ di circa 20-25 minuti e raddoppia il tempo totale della medicazione). Non ultima è da tener presente la possibilità di procedere negli stessi spazi distrettuali sia alle medicazioni sia ad altre terapie, come ad esempio la fisioterapia.
Un altro aspetto da perfezionare è quello dei rapporti tra medici di medicina generale (MMG), infermieri del territorio e specialisti. I primi, oberati spesso da molti problemi di tipo burocratico, sembrano non poter sopportare il carico di Pazienti con ulcere (circa l’1-2% della popolazione [10]) che, giustamente, dopo aver inizialmente valutato, appoggiano al personale infermieristico territoriale per la terapia locale. La profonda conoscenza dei problemi del Paziente fa del MMG l’unico in grado di decidere se il Paziente possa essere affidato per un periodo iniziale (circa 2-3 mesi) alla sola cura locale o se necessiti rapidamente di una valutazione specialistica vascolare o d’altro tipo. E’ logico quindi che in questi casi, l’intervento dello specialista debba essere rapido e completo, con l’eliminazione degli attuali tempi d’attesa, troppo lunghi, e con una valutazione che tenga presente i problemi sociali e logistici del Paziente. Dall’altra parte, anche il personale infermieristico ha talvolta bisogno di consulenze specifiche che il MMG non è sempre in grado di dare e quindi si auspica un rapporto più diretto tra infermiere e specialista, che preveda naturalmente l’informazione del MMG, così come prevede l’attività di integrazione ospedale-territorio.
Uno dei problemi più sentiti è l’identificazione di una figura di riferimento tra gli specialisti ospedalieri. Questa è una dolente nota le cui origini risalgono all’organizzazione degli studi universitari: non è prevista infatti una figura medica con tale specialità e se ne fanno carico diversi specialisti per loro competenze specifiche, talvolta per buona volontà o interesse scientifico specifico. Il dermatologo costituisce lo specialista più vicino alla patologia, ma in Italia questa specializzazione non cura in modo approfondito, come invece avviene nei paesi di lingua tedesca, la preparazione in campo angiologico e flebologico e sappiamo che l’eziologia delle ulcere degli arti inferiori è prevalentemente di questo tipo. Altre figure come il geriatra o il chirurgo vascolare o ancora l’internista si fanno carico del problema, tutti con buone competenze specifiche, anche se forse la figura più indicata per le specifiche competenze clinico-diagnostiche è l’angiologo medico; anche in questo caso però l’Università non ci aiuta, avendone praticamente cancellato la specialità. Penso tuttavia che si debba identificare all’interno di ogni Azienda un gruppo di specialisti particolarmente interessati al problema e preparati adeguatamente in modo da unificare i protocolli terapeutici e diagnostici e non disperdere inutilmente valide risorse umane e materiali.
Un aspetto che non si dovrebbe mai dimenticare è l’impatto sulla qualità della vita del Paziente. Purtroppo a tal proposito pochi sono gli studi e pochi i dati. In studi anglosassoni si osservò che in circa il 42% dei Pazienti (di cui solo l’11% con problemi deambulatori) la condizione dell’ulcera interferiva severamente o mediamente con l’attività lavorativa e ricreativa[11] e che un terzo dei Pazienti colpiti da ulcera degli arti accusava un dolore tale da condizionarne l’umore per la maggior parte della giornata[12]. E’ importante quindi non dimenticare mai questi aspetti nell’approccio terapeutico dell’ulcera e ricercare una scelta personalizzata per ogni paziente che sia la migliore possibile attraverso una sinergia che coinvolga di volta in volta il fisiatra, il terapeuta del dolore o ancora l’ortopedico-podologo.

CONCLUSIONI
Il nostro fine deve essere quindi quello di migliorare la qualità dei servizi di cura: gli aspetti da considerare a questo scopo sono molteplici e non dipendono solo dal nostro giudizio, ma spesso da quello del Paziente e della sua famiglia. Ecco quindi che l’adeguatezza, l’accettabilità e l’accessibilità al servizio andranno valutati insieme al Paziente, mentre l’efficacia e l’efficienza dipenderanno dai nostri risultati che naturalmente potranno essere analizzati solo grazie ad una corretta raccolta dati[13].
L’ottimizzazione del servizio dipenderà dalla crescita della percentuale di guarigioni, dall’analisi dei fattori che eventualmente le ritardano, dal beneficio per la qualità di vita del Paziente, dal rapporto costo/beneficio del Servizio e dalla valutazione del grado di soddisfazione del Paziente e della sua famiglia. Studi sul management delle ulcere degli arti inferiori hanno comunque confermato l’importante incremento della percentuale di guarigioni quando la cura è affidata ad un servizio specialistico[10] mentre la formazione specifica del personale riduce lo spreco di materiale e migliora l’efficienza del servizio[14].
Le proposte operative che a conclusione riporto, sono finalizzate le prime, al contenimento e razionalizzazione dei costi, le seconde al potenziamento dell’efficacia e dell’efficienza del servizio con particolare attenzione alla qualità di vita del Paziente.
PROPOSTE OPERATIVE
1. Per il contenimento dei costi.
 Razionalizzare la scelta dei
· materiali per medicazioni e valorizzare l’elastocompressione come terapia di prima scelta nelle ulcere venose degli arti inferiori.
 Organizzare la
· formazione e l’aggiornamento costante del personale infermieristico finalizzati soprattutto all’uso di un mini-doppler per la misurazione delle pressioni braccio-caviglia, alla scelta del materiale per le medicazioni, alla scelta del bendaggio elastico, alla valutazione dell’evoluzione dell’ulcera, ecc.
· Programmare una consulenza specialistica sollecita per un inquadramento eziologico dell’ulcera con eventuale indicazione ad intervento chirurgico e/o scleroterapico allo scopo di ridurre i tempi di guarigione e la percentuale di recidive.
 Tenere aggiornato il MMG sulle più moderne terapie a livello
· internazionale.
 Razionalizzare la scelta della sede dove praticare le
· medicazioni: domicilio, distretto o ospedale programmando le forme di trasporto più idonee.
2. Per il potenziamento dell’efficacia e dell’efficienza.
· Costituire ed organizzare centri distrettuali per le medicazioni di Pazienti autosufficienti. Centri interattivi con l’ospedale, sia per la possibile intercambiabilità del personale infermieristico sia per la presenza dello specialista. In tali centri sarebbe auspicabile la concentrazione di altre attività riabilitative e sociali.
 Identificazione di una o più figure
· specialistiche, all’interno di ogni Azienda, che fungano da punto di riferimento sia per il MMG che per il personale infermieristico territoriale.
· Programmare un approccio multidisciplinare al trattamento delle cosiddette ulcere “difficili” e delle ulcere recidivanti.
 Allargare la scelta del
· materiale per medicazione.
 Programmare un aggiornamento medico ed
· infermieristico costante.
 Uniformare il trattamento nei vari distretti in
· base a protocolli comuni.
 Distribuire ed organizzare programmi educativi
· per i Pazienti ed i loro familiari sulla base delle esigenze individuali al fine di migliorarne la qualità di vita.
Tutto ciò può apparire ovvio, ma non viene invece normalmente programmato e valorizzato nelle singole Aziende Sanitarie, lasciando spesso tutto in mano ai singoli operatori e alla loro buona volontà, senza tuttavia riconoscere loro una specifica professionalità. A poco vale l’affermazione di alcuni secondo cui il tempo dell’infermiere del territorio non sarebbe una spesa da valutare nel computo, in quanto già stipendiato, se solo pensiamo a quante altre attività utili ed indispensabili per il territorio potrebbe fare dopo averlo alleggerito di centinaia di medicazioni inutili all’anno.

BIBLIOGRAFIA
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Second ed. Mosby 1994
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13. Shaw CD. Introducing Quality Assurance. Paper n.64 Kings Fund, London 1986
14. Davies H. Role of the Audit Commission.
Quality in Health Care 1 (suppl.) 1992, S36-39

Articolo pubblicato su Flebologia vol.X (2) apr-giu 1999